martedì 25 maggio 2010
Il linguaggio politico
Una volta, durante un esame universitario, una professoressa mi chiese se avessi mai pensato di intraprendere la carriera politica. Mi aveva posto questa domanda dopo il mio sfarzoso sproloquio appena concluso. Premessa: dell’argomento non sapevo un cazzo. Conclusione: cosa si chiede ad un politico quando deve parlare in pubblico? Semplicemente di non dire niente, di girare attorno agli argomenti ma non arrivare mai al punto, di parlare senza interruzioni e con sicurezza, in modo corretto ma non forbito (perché tutti possano non capire chiaramente), senza dimenticare l’indispensabile esibizione di una colossale faccia da culo. Sì perché, io quell’esame lo passai decentemente, ma dopo mi sentii un po’ una cacca umana, avendo mal tentato di celare le mie lacune e, essenzialmente, avendo provato ad ingannare la persona che mi stava di fronte. Imputo questa sensazione a qualcosa di simile alla coscienza grilloparlantiana; per fortuna sua, il politico non ne ha, altrimenti si dovrebbe sotterrare dopo ogni dichiarazione. Non voglio però essere ingiusto, non proprio tutti i politici, o perlomeno non tutti quelli di una certa corrente. Almeno questo concedetemelo: la sinistra verte in una situazione toccante, ma almeno a livello mediatico la gloria della massima meschinità è l’appannaggio delle destra italica. Basti pensare a colui che li rappresenta, il presidente del consiglio, e la risata nasce spontanea un po’ come la domanda di Lubrano. Praticamente egli può dire tutto, il contrario di tutto e il contrario del contrario di tutto in sole tre mosse, meglio del bianco che matta sempre in quattro mosse nelle settimana enigmistica e io non capisco mai come fa! Penso che non basti essere senza coscienza per parlare come fanno certi politici (ricordo che parlano alle persone che li stimano, a quelli che gli hanno affidato le loro vite perché si fidano di loro), ma occorra pure essere senza dignità. “Ladri di polli” diceva Rino.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

capita di beccare il professore con la giornata "altri cazzi per la testa".
RispondiEliminasi vede dallo sguardo che fissa imperturbabilmente la parete dietro le tue orecchie.
in quei casi via di sproloquio: argomento a piacere e miriadi di parole scelte a random ma diabolicamente concatenate.
complimneti per il blog simo.
Anche tu hai un futuro in politica ;)
RispondiEliminaGrazie per i complimenti.