venerdì 28 maggio 2010

Il distributore gpl

La mia macchina si muove utilizzando la combustione del gpl. Il gas di petrolio liquefatto (o gas propano liquido) mi sembra una buona soluzione, come il gas metano: inquinano entrambi meno della benzina o del gasolio e costano di meno. D’accordo che sono anch’esse energie non rinnovabili e si potrebbe fare di meglio, ma almeno ci si prova. La questione è: come mai, tutte le volte che il gpl sta per finire in autostrada, io mi fermo all’area di servizio con l’insegna verde in cui campeggia orgogliosa la scritta gpl, e puntualmente mi ritrovo un’aureola di variopinti birilli attorno alla pompa del gas; oppure il dozzinale cartello “fuori servizio” scritto immancabilmente col tremolante pennarellone nero. Qualcuno mi spiega se queste benedette pompe del gpl si guastano in continuazione o se io sono certosino nel beccarle tutte? O magari c’è un complotto governativo ai miei danni? Sul complotto ora che ci penso qualcosa di vero potrebbe esserci. Volendo fare il Fox Mulder della situazione mi è capitato di notare come le grandi compagnie petrolifere (vedi Shell ed Esso, che non so neppure se siano le due più importanti, come recita la famosa catena o presunta iniziativa di Beppe Grillo) non offrano praticamente mai i carburanti alternativi come gpl e metano. Mi pare che solo i distributori più piccoli, con un minor numero di pompe in giro per l’Italia adottino la politica della libertà di scelta. Sta di fatto che, se il distributore di gpl viene trovato, immancabilmente è rotto. Almeno il primo. Non vedo l’ora che finisca il petrolio, che gli sceicchi vadano in giro per il mondo a vendere catenine fatte a mano e che la British Petroleum non abbia più la possibilità di distruggere paradisi naturali, neanche facendolo apposta. Questo non c’entrava niente, ma l’odio verso il petrolio, la benzina e tutto ciò che ne deriva è forte. Oggi è stato comunque un rifornimento fortunato. Mi sono fermato davanti alla monopompa del gpl (a fronte delle novantasei benzina/gasolio) e è arrivato l’ometto in tuta verde. Mi chiede se voglio pagare in contanti o con bancomat. Non capisco il suo interesse, ma rispondo sinceramente “contanti”. Non vedendolo soddisfatto aggiungo che potrei pagare anche con bancomat se servisse. Allora mi chiarisce il motivo della sua curiosità riguardo ai miei metodi di pagamento: ha finito le monete e non riesce a fare resti. Tutto chiaro. Mi faccio fare il pieno e il totale risulta 20 euro e 20 centesimi. Ho solo un pezzo da venti e quattro monetine da due cent ciascuna. Dico che mi spiace, ma lui mi rassicura, non importa, va bene così. Capite? C’ho guadagnato dodici centesimi! E io che pensavo che aver trovato il primo distributore guasto fosse stata una grande sfortuna…

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