Questo curioso animale rappresenta una delle espressioni più basse della società e della cultura umana. Sebbene gli schiavisti e i politici siano più in basso nella scala demenziometrica dell’uomo, il nostro ultrà presenta caratteristiche ragguardevoli. Prima di tutto c’è da sottolineare come egli esista solo all’interno di un gruppo, il gregge dei supertifosi (nel senso che sono sopra il tifo, sopra allo sport, anzi con lo sport non c’entrano assolutamente nulla). Quindi, quando l’ultrà si aggrega al gruppo si sente forte, specialmente alla domenica o comunque durante le manifestazioni sportive, e qui può dare il peggio di sé. Il resto della settimana lo impiega nelle attività più svariate, magari mantenendo un tenore di vita medio, con un lavoro e degli hobby; in realtà non fa altro che accumulare rabbia, odio e frustrazione, che puntualmente vengono rilasciati nel luogo meno opportuno: quello del divertimento e della gioia che dovrebbero essere competenza dello sport. Dicevamo che l’ultrà non c’entra niente con lo sport, infatti la maggior parte di essi non capisce niente di quello che dovrebbe essere la loro ragione di vita. Per cui si assiste soventemente a proteste e cori che partono da semplici presupposti: noi abbiamo sempre ragione, l’avversario ha sempre torto e in più è un bastardo, l’arbitro è cornuto, la sfiga ce l’ha sempre con noi (vedi “De superstitione”). Negli stadi, come nei palazzetti e affini, i miei preferiti sono quelli che non guardano mai la manifestazione sportiva, ma passano quelle due orette a sbraitare verso la gente che non urla a squarciagola. Questi pagano pure! Capite che uno stuart, poretto se ne sta lì e guarda il pubblico tutto il tempo, ma almeno è pagato, è il suo lavoro. Questi dementi invece pagano per vedere uno sport che neppure guardano, si occupano solo dei tifosi. E poi, naturalmente, le chicche assolute: il ritrovarsi fuori dallo stadio o negli autogrill per darsele di santa ragione con i tifosi avversari, la costruzione di ordigni di varia entità e l’ideazione di cori e striscioni per vincere le varie categorie della volgarità, del razzismo e dell’analfabetismo. L’imbecillità impervers-ava/a/erà in ogni dove, ma qui raggiunge livelli d’eccezione, e questo mi duole particolarmente, andando a ledere una cosa come lo sport, che potrebbe essere un mondo meraviglioso (ovviamente la colpa va distribuita anche agli interessi e i soldi che portano il marciume), e insieme ad esso il mondo del tifo: il supporto alla squadra, l’affetto, la festa, lo sfottò verso i tifosi avversari, le prese in giro con gli amici e le palpitazioni per il risultato finale.
Dulcis in fundo, mi stavo dimenticando delle ultime perle provenenti dall’esasperazione del tifo stile ultrà, come supportare la squadra avversaria perché diretta concorrente della squadra rivale. Non esistono termini nel vocabolario per definirli, so solo che se fossi stato un giocatore della Lazio avrei smesso di giocare. Che vergogna…
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