venerdì 9 luglio 2010
La Sacra Rota
Il Tribunale della Rota Romana, popolarmente nota come Sacra Rota, è un tribunale ecclesiastico che si occupa principalmente delle cause di nullità matrimoniale. Ne ho sempre sentite di cotte e di crude su questo misterioso ingranaggio sacro, come mi evoca il nome, soprattutto in merito agli esorbitanti costi che richiederebbe. In realtà informandomi in giro, ho scoperto che la questione monetaria non è così onerosa, anzi il costo maggiore, come nella giustizia non ecclesiastica, è quello degli avvocati (mi devo ricordare di scrivere qualcosa sui nostri amici azzeccagarbugli). A parere mio tutti i soldi dati alla grande Chiesa Cattolica Spa sono comunque vergognosi, fossero anche centesimi di euro, visto che da sempre sull'ignoranza della gente si sono accumulate fortune nelle tasche del Vaticano. Ma, al di là della questione di comprarsi il paradiso, ciò che fa stridere i denti e tendere i muscoli come alla leonessa prima del balzo predatorio, è la ragione che spinge le persone a rivolgersi a questo istituto. La Sacra Rota si occupa appunto di annullamento del matrimonio, visto che esso non può essere rescisso, e parlare in termini giuridici quando ci si riferisce a relazioni tra persone e faccende marginali tipo l'amore a me fa sorridere, ci si inventa il modo per fregare quello sprovveduto del proprietario dei cieli e gli si annulla il matrimonio che lui aveva benedetto. Ora, in epoche antiche questo poteva aver senso (un caso su mille), visto che, magari si poteva venire obbligati con la forza a sposare qualcuno, oppure uno dei due non “funzionava” e quindi non potendo aver figli, che ci stai a fare con una persona? Ma, oggi, quanti casi di matrimonio forzato o scoperta di un precedente matrimonio del coniuge mai detto (mi fa pensare alle case comprate a propria insaputa) ci potranno essere? Uno su cinquemila? Più o meno potrebbe essere una buona stima; invece no, uno su sessanta (fonte: “La storia proibita del '900 italiano, The History Channel). Non serve essere particolarmente geniali o maliziosi per capire che la stragrande maggioranza degli annullamenti che vengano chiesti, e concessi, non siano per reali motivi che invaliderebbero il matrimonio, che, anche nello squallore del termine, rimane pur sempre un contratto. Bensì per l'importanza dell'apparenza. Per il desiderio di tornare puri, come la ricostruzione dell'imene, per poter andare in giro a testa alta e dire “io non ho divorziato, sono tutt'oggi un buon cristiano”. Così ci si può risposare col vestito bianco e dire il sempiterno sì, finché non si avrà bisogno della Rota un'altra volta. Particolarmente stonato alle mie orecchie suona l'annullamento per impossibilità di procreazione: quindi un matrimonio non vale nulla se non si possono fare bambini, e si arriva a sbandierarlo in piazza se a lui non si rizza o le ovaie di lei fanno cilecca, per poter trovare un partner meritevole. Tra gli illustri fruitori del servizio non poteva mancare il nostro amato presidente del consiglio, emblema supremo dell'apparenza e dell'ipocrisia. Non c'è quindi da stupirsi se sono in molti a chiedere l'annullamento (fasullo) del matrimonio, proprio perché il modello di vita, la tensione dell'italiano medio e proprio quello del padrone d'Italia, quello del falso buon cristiano. Io penso che Gesù Cristo non abbia mai bestemmiato, per educazione e per conflitto d'interessi; ma, tutte le volte che una persona autodefinita cristiana agisce in tale maniera, egli tiri talmente tanti improperi e imprecazioni da far rizzare i capelli al cugino Lucifero.
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